
Più che un problema, il lavoro rappresenta ormai una emergenza sociale che unisce l’Italia da nord a sud.
Logiche padronali, del profitto e del mercato mettono in secondo piano dignità del lavoro e tutele dei lavoratori.
Una stranezza è sotto gli occhi di tutti: scarseggiano i posti di lavoro ma trionfa il precariato. E il lavoratore continua ad essere ostaggio di questa situazione, in cui la richiesta di lavoro supera in misura importante l’offerta.
La consistenza del lavoro sommerso in Italia, paradossalmente sempre più diffuso al nord che al sud, sia pure con marcate differenze soprattutto in termini retributivi, è un ulteriore indicatore di immoralità.
Lavoro nero è mancanza di garanzie e di sicurezza, assenza di diritti, impossibilità di poter acquistare una casa, di mettere su famiglia, di progettare il proprio futuro.
Lavoro nero vuol dire ritornare allo sfruttamento della persona, non accettabile in un Paese civile.
Eppure le leggi ci sono! È mancato il controllo! È mancata la tutela dei più deboli e dei più esposti al bisogno!
Serve un intervento continuo, più incisivo, diretto a cambiare la cultura del lavoro.
Le persone, lavoratori e lavoratrici, ma anche i datori di lavoro, devono sentirsi chiamati ad una responsabile compartecipazione per pensare e progettare il rilancio dell’utilità sociale del lavoro nel futuro della nostra società.
Serve soprattutto rendere sconveniente il ricorso al lavoro nero.
Servono interventi concreti e una formazione nuova. Dacci una mano, insieme faremo di più!